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8 maggio 2018 - Assemblea generale FP CGIL Lombardia

Relazione di Manuela Vanoli, segretaria generale Fp Cgil Lombardia, all'assemblea generale della categoria regionale, tenutasi alla Camera del Lavoro di Milano martedì 8 maggio 2018
ASSEMBLEA GENERALE FP CGIL LOMBARDIA (Milano, 8 maggio 2018)
 
Relazione di Manuela Vanoli, segretaria generale
 
 
Ancora guardiamo con preoccupazione allo scenario internazionale, alle guerre in corso tra cui quella che sta massacrando donne, uomini e bambini in Siria.
Con la nostra Costituzione e con la CGIL ripudiamo la guerra e affermiamo e rivendichiamo la pace, quale valore e prassi da cui non si può prescindere.
 
Siamo Funzione Partigiana. Lo abbiamo detto, come categoria della Cgil, insieme alle tante lavoratrici e ai tanti lavoratori che anche quest’anno hanno manifestato per ricordare la liberazione dal nazifascismo. Una festa al suo 73° anniversario, che cade nel 70° della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, ma che cade anche negli 80 anni di quel crimine contro i diritti dell’uomo che furono le leggi razziali.
 
Quella nefanda pagina della nostra storia, che tanto avrebbe dovuto insegnare, rischia di ripetersi visto il rimontare nero di odio, xenofobia e razzismi, con movimenti vietati dalla nostra Carta Costituzionale e avallati dalla politica quando non nella politica. Ferma è stata la risposta della Cgil, e dobbiamo lavorare perché lo sia - meglio e di più – tutto il mondo del lavoro, nel contrastare i neofascismi e i neonazismi, le politiche divisive, le discriminazioni e l’uso della violenza contro le differenze. Per questo continuiamo a sostenere l’appello “Mai più fascismi, mai più razzismi” che ancora si può sottoscrivere on line e che va diffuso in modo quanto più capillare.
 
Per questo, a fianco della Cgil lombarda, esprimiamo la nostra solidarietà a Luca Paladini dei Sentinelli di Milano, attivista per i diritti gay, che da tempo sta subendo insulti omofobi e minacce di morte sui social.
 
Nei nostri comportamenti quotidiani, nella vita e nel lavoro, crediamo nei valori della libertà fondata sul rispetto della persona e delle differenze. Siamo Funzione Partigiana, la cura dell’altro è nostra missione: ci impegniamo dunque al contrasto di ogni forma di violenza, sia verso le donne sia verso chi sceglie di dirsi e viversi libero del proprio orientamento sessuale.
 
Il Primo Maggio quest’anno è stato dedicato da Cgil Cisl Uil al tema della salute e sicurezza sul lavoro. Il 2018 già nei primi mesi si è rivelato orribile per le vittime del lavoro. Vengono definite morti bianche ma dobbiamo insistere sul cambio terminologico: sono omicidi bianchi, perché non si investe nelle misure di protezione e sicurezza, non si investe nella formazione delle lavoratrici e dei lavoratori, nella legalità, nei controlli. Le leggi ci sono e vanno applicate.
 
Non cito numeri, per quanto gravissimi, partendo da un assunto: una morte per noi è già troppa. E le tre occorse, purtroppo, nella stessa giornata della festa dei lavoratori, e da quel giorno la strage non si è fermata, sanciscono in modo agghiacciante – quando non ne avevamo il benché minimo bisogno – l’urgenza di un cambio di paradigma perché si affermi una cultura della prevenzione, salute e sicurezza dei lavoratori e dei loro ambienti di lavoro. In questa cultura va ovviamente incluso il contrasto alle malattie professionali, in progressivo aumento anche nel pubblico, con il supporto del lungo blocco del turn over, di un’organizzazione del lavoro spesso squilibrata e dell’allungamento dell’età pensionabile.
 
A tal proposito ribadiamo di netto il nostro no alla Monti-Fornero sulle pensioni, una legge che chiediamo con forza di cambiare.
 
La nostra categoria è una categoria giovane, è del 1983 l'accordo quadro per la contrattualizzazione, poi la negoziazione decentrata grazie ai contratti nazionali triennali, anche se sotto forma di DPR. Poi la contrattualizzazione piena del 1994, la legge sulla rappresentanza del 1997 con i primi i contratti di tipo privatistico e le prime RSU nel 1998.
 
E’ solo dal 1998 che le lavoratrici e i lavoratori pubblici hanno la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti sindacali. Lo fanno per legge. Grazie alla legge di Massimo D'Antona, legge che la CGIL ha voluto fortemente, quasi in solitudine.
 
Il 17, 18 e 19 aprile è stata la settima tornata elettorale. Circa 3 milioni di donne e uomini sono stati chiamati a scegliere i loro rappresentanti sindacali, più di 200.000 tra lavoratrici e lavoratori dei settori pubblici, esclusa la scuola, in Lombardia.
 
Alla vigilia del voto i timori e le incertezze erano tantissimi, il riflesso che il recente risultato alle elezioni politiche poteva avere anche sul nostro settore, due dei tre contratti ancora in iter di rinnovo, la campagna elettorale aggressiva e denigratoria, in un modo che non si era prima mai visto, da parte di alcune organizzazioni sindacali professionali e non ultima la decisione da parte della UIL di assorbire un’organizzazione sindacale autonoma nelle proprie fila.
 
Anche in questa campagna elettorale ha giocato a nostro svantaggio, come in quella del 2015, l’arrivare al giorno del voto dopo un periodo nel quale la contrattazione ci era stata tolta con legge. E noi siamo sempre stati e continuiamo ad essere il sindacato che fa della contrattazione collettiva nei posti di lavoro il suo valore principale.
 
Per quanto nel direttivo di analisi del voto delle Rsu del 2015 prendemmo tutti l’impegno di promuovere iniziative negoziali di posto di lavoro, anche di singolo servizio o reparto, finalizzate a rilanciare la contrattazione di secondo livello anche a sistema contrattuale e legislativo vigente, proprio col fine di creare il terreno per procedere, entro le successive Rsu, alla riconquista del rinnovo dei contratti, la nostra capacità di insediamento nei posti di lavoro non è stata conseguente.
 
E la pratica degli atti unilaterali seppur esercitata a macchia di leopardo,  hai inculcato nella amministrazioni l’idea dispotica che si possa fare da soli e non ci sia più alcun bisogno di condivisione.
Preconcetto questo che non è certo svanito oggi con la firma dei contratti ma che dovremo attrezzarci a contrastare giorno dopo giorno.
 
Abbiamo mantenuto l’impegno preso con le lavoratrici e i lavoratori nel 2015, quello di arrivare a questa tornata elettorale con i contratti rinnovati.
 
E’ stato un processo negoziale complicato e difficile, che nessuno ci ha regalato ma che ci siamo conquistati con fatica e tenacia.
 
Avremmo voluto arrivare alle elezioni con tutti e tre i contratti firmati definitivamente e con già gli incrementi economici in busta paga.
Purtroppo questo è accaduto solo nelle funzioni centrali mentre il ccnl della sanità e quello delle funzioni locali sono oggi ancora alla corte dei conti.
 
Questo rallentamento dei tempi ha consentito, in modo particolare in sanità, a organizzazioni sindacali professionali, che già si erano affermate nelle Rsu del 2015, di attuare una campagna elettorale molto aggressiva e denigratoria contro il contratto, costringendoci spesso a dover giocare una partita in difensiva, tesa a smentire le loro affermazioni, piuttosto che una partita di valorizzazione dei risultati ottenuti.
 
Abbiamo inserito nell’ordine del giorno dell’assemblea generale di oggi, programmata per la discussione sulla bozza di documento congressuale,  l’analisi del dato delle RSU all’ultimo minuto in quanto, seppur non ancora in possesso del dato definitivo, siamo in grado di dare già dei dati che non corrono il rischio di essere capovolti né dai restanti verbali che raccoglieremo né dai futuri dati Aran.
 
Sarà poi Claudio a scendere nel dettaglio dei risultati, io mi limito a comunicarvi che, come nel 2015, la partecipazione al voto si aggira intorno al 70%, dato che ancora una volta conferma che le lavoratrici e i lavoratori pubblici credono nella rappresentanza collettiva e che la cultura della disintermediazione nei settori che rappresentiamo non ha fatto presa.
 
Lavoratrici e lavoratori ancora una volta chiedono di essere rappresentati dal sindacato confederale, che complessivamente in Lombardia si attesta intorno al 70%.
E in un periodo nel quale molti, troppi, pensano che della rappresentanza si possa fare tranquillamente a meno, magari sostituendola con forme di consultazione molto meno democratiche e meno trasparenti ( abbiamo visto forze politiche scegliere i candidati per la competizione elettorale tramite sondaggi sui social e candidare persone che hanno preso meno voti di candidati delle nostre Rsu di aziende di medie dimensioni) le lavoratrici e i lavoratori pubblici, con forza, riconfermano funzioni e ruolo della rappresentanza collettiva. Anche questo è un dato assolutamente non scontato visto che arriviamo da circa 8 anni di blocco del rinnovo dei contratti e di forte ridimensionamento del ruolo delle Rsu nei posti di lavoro.
 
La CGIL si riconferma, come sempre, il sindacato maggiormente rappresentativo nel lavoro pubblico, sia a livello nazionale che a livello regionale.
 
In Lombardia ci confermiamo primi nelle funzioni centrali e nelle funzioni locali e siamo secondi in sanità dopo la UIL.
 
Non siamo ancora in grado di dire con certezza quale sia il secondo sindacato in Lombardia in quanto lo scarto tra Cisl e Uil ad oggi è di poche centinaia di voti e mancano ancora diversi verbali da registrare.
 
Invece, lo scarto tra noi e il secondo sindacato, qualunque esso sia, si aggira intorno ai 12, 13 mila voti.
 
Da tempo ci diciamo che dobbiamo ripartire dai luoghi di lavoro, oggi ci sono tutte le condizioni per riuscirci al meglio.
Le neoelette RSU avranno un compito importantissimo, e sicuramente non facile, scardinare del tutto la mentalità che il confronto è inutile e una perdita di tempo e aprire i tavoli di contrattazione di secondo livello in modo completamente nuovo.
 
A partire dal pretendere l’applicazione di tutti i nuovi istituti di relazioni sindacali. Dovremo aprire sin da subito momenti di confronto/formazione con le RSU per analizzare i nuovi testi contrattuali, interpretarli, definire congiuntamente modalità di azione ed obiettivi.
 
Ma il dato generale è l’insieme di tanti dati parziali, a volte anche molto differenti tra di loro, non solo tra comparto e comparto ma anche all’interno dello stesso comparto, da azienda a azienda e spesso anche all’interno della stessa azienda con differenze notevoli tra un seggio e l’altro.
 
Si conferma sempre di più che il voto è sempre meno legato alle politiche generali e sempre più legato alle questioni interne aziendali e ai candidati scelti.
 
Mai come oggi lo slogan che scegliemmo tempo fa per una campagna elettorale: il sindacato è il candidato che scegli, si è dimostrato più attuale.
 
Inutile dire della nostra difficoltà nel trovare candidati, abbiamo presentato circa 500 candidati in meno, e ciò ha pesato in termini di voti. E tuttavia nonostante nelle nostre liste abbiamo candidati nuovi, giovani, e che rappresentano quelle professioni che facciamo fatica ad avvicinare.
 
Negli enti locali, registriamo un dato complessivo di miglioramento. Se poi analizziamo lo spaccato, ci accorgiamo che cresciamo molto nei comuni sotto i 50 aventi diritto per poi arretrare in quelli tra i 100 e i 1000 recuperando terreno in quelli sopra i 1000.
 
Lo stesso dato non uniforme lo registriamo in sanità dove ci assestiamo al secondo posto ma siamo primi in 7 territori su 14 e in quasi tutte le ATS, registrando anche qualche maggioranza assoluta.
 
Lo stesso spaccato emerge nel mondo delle funzioni centrali, dove siamo i primi complessivamente e nei ministeri ma con qualche difficoltà nel parastato e secondi nelle agenzie per pochi decimi, tra le molte differenze tra ente ed ente, pur in presenza di politiche uguali e di un livello di contrattazione ancora dominante sul primo livello.
 
Come tre anni fa, il sindacato “professionale”, pur non facendo il boom che tutti temevamo, mantiene i suoi voti.
 
Da qui sicuramente emerge la nostra difficoltà, come già nelle ultime Rsu, di rappresentare anche le professioni, quelle sanitarie ma non solo, in un mondo del lavoro pubblico che è cambiato moltissimo negli ultimi 10 anni e dove, se è vero che finalmente, comincia ad essere riconosciuto il lavoro di equipe, è altrettanto vero che, sempre più spesso, le responsabilità e i compiti di alcune figure professionali del comparto, si intrecciano e si sovrappongono con quelle della dirigenza.
 
Noi siamo il sindacato che rappresenta tutte le professionalità all’interno dei posti di lavoro, senza creare professionalità di serie a e di serie b.
Non possiamo permettere che passi il messaggio che alcune figure professionali possono trovare rappresentanza solo presso organizzazioni sindacali che, tra l’altro, tendono a dividere il mondo del lavoro anziché unirlo.
 
Non è un caso se, nell’operazione di garantire gli 85 euro a tutti e di “sterilizzare” gli effetti del bonus Renzi, ci siamo immediatamente rifiutati di applicare la soluzione Madia di invertire la scala parametrale e siamo ricorsi alla soluzione dell’elemento di perequazione. Come dicevo prima, non ci sono professioni di serie A e di serie B, ne in un senso ne nell’altro.
 
Questo però non ci preclude dalla necessità di riuscire a dialogare e ben rappresentare tutte le figure professionali, riconducendole, dove occorre, a rivendicazioni congrue e facendo capire loro che la soluzione del contratto separato non è una soluzione che tutela la loro professionalità ma tutt’altro.
La risposta ai problemi del lavoro non è mai la frammentazione della rappresentanza, caso mai è trovare le giuste modalità per un adeguato riconoscimento, a tutti, del lavoro svolto e del livello di responsabilità cui si è sottoposti.
 
Abbiamo avviato questo percorso attraverso l’inserimento, nei contratti, di un nuovo sistema di classificazione professionale, che dovremo costruire attraverso il confronto nei posti di lavoro con le nostre RSU. E tra i nuovi eletti, dai dati che abbiamo ad oggi in mano, non mancano coloro che appartengono proprio a quelle professioni che sembrano sfuggirci.
 
Molti sono gli spunti che possiamo avere da cui ripartire per rilanciare la nostra azione nei posti di lavoro, oggi che abbiamo ottenuto il rinnovo dei contratti, l’abolizione della brunetta e le modifiche al testo unico.
 
Si è chiusa un’era e se apre un’altra nel pubblico impiego. Sta a noi, e soprattutto alle RSU, determinare che direzione deve prendere.
 
E’ giunto il momento di trasferire veramente, concretamente, competenze e titolarità alle RSU. Per far questo è necessario cominciare a capire come assumere il compito di formare nuovi soggetti di rappresentanza e non di sostituirci a loro.
 
Non dimentichiamocelo, i lavoratori hanno votato i loro colleghi e da loro si aspettano i risultati. Nostro compito deve diventare quello di rendere tutto questo possibile.
 
Anche per questi motivi l’analisi del voto dovrà proseguire, al fine di individuare azioni positive da intraprendere, non solo nei coordinamenti di comparto ma, e soprattutto, nei posti di lavoro, con le RSU e con i comitati degli iscritti (e dove ancora non ci sono bisogna eleggerli).
 
All’ordine del giorno oggi abbiamo la discussione sulla traccia di documento congressuale.
E’ questo un percorso innovativo che vuole ampliare l’ambito di discussione al di fuori di quelle che sono le dinamiche congressuali.
Le osservazioni, i contributi che arriveranno oggi verranno raccolti ed inviati ai livelli superiori insieme ai verbali delle vostre assemblee di territorio.
Come avete già avuto modo di sapere nelle vostre assemblee territoriali non siamo in una fase in cui si misura chi è d’accordo e chi no, non ci si conta, non sono previsti ordini del giorno o documenti a vario titolo.
Il testo che vi è stato consegnato non è il  documento congressuale ma solo una traccia, volutamente a maglie larghe per favorire la discussione e il confronto.
Un insieme di obiettivi raccolti sotto quattro principi chiave:
UGUAGLIANZA
SVILUPPO
DIRITTI E CITTADINANZA
SOLIDARIETA E DEMOCRAZIA
Già questi quattro principi chiave ben definiscono  i valori ai quali la nostra azione quotidiana si richiama, non come una mera ripetizione di percorsi già attuati ma con l’intento di definire le modalità attraverso le quali ci accingiamo a rappresentare il lavoro in un mondo nel quale, accanto alle criticità già conosciute e che contrastiamo da sempre, si aggiungono nuovi fenomeni, sconosciuti nel recente passato, quale l’immigrazione, o nuovi modelli di sviluppo determinai dalla globalizzazione, che rischiano, se non governati, di aggravare notevolmente le condizioni di milioni di persona, lavoratori e pensionati.
A noi il compito di ragionare su come possiamo e vogliamo farli vivere attraverso lo strumento principale che noi utilizziamo per cambiare le condizioni materiali delle persone: la contrattazione.
La premessa ci riassume il lavoro fatto in questi anni di crisi, riuscendo a coniugare azioni di conflitto, di difesa e di proposta, a partire dal piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile e laboratorio sud, al Piano del Lavoro e alla Carta Universale dei Diritti del Lavoro, che ha indicato le scelte strategiche alle quali abbiamo improntato il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, e che guidano anche le procedure di rinnovo dei tavoli ancora aperti della sanità privata e del socio assistenziale.
Attraverso la consultazione straordinaria delle iscritte e degli iscritti abbiamo concretizzato una importante scelta di democrazia ed abbiamo allargato il consenso anche fuori dalle nostre fila.
Oggi ci troviamo di fronte uno scenario estremamente mutato rispetto a quello cui siamo abituati, con la sconfitta alle recenti elezioni politiche dei partiti tradizionali e un’Italia spaccata in due tra predominanza della Lega al nord e dei cinque stelle al sud. Uno scenario quanto mai incerto, a maggior ragione con l’impossibilità, o la non volontà, sino ad oggi, di dare a questo paese un governo in grado di agire e far fronte a una crisi che rischia di segnare una ripresa anziché un recesso.
Un documento dal quale emerge un sindacato che vuole misurarsi col cambiamento.
Il lavoro è il presupposto per affermare la dignità e la libertà delle persone e quindi la loro uguaglianza e parità sociale. I principali obiettivi del Piano del Lavoro e della Carta dei diritti sono il contrasto alla precarietà e la creazione di lavoro, dopo che il Jobs act ha nettamente contribuito alla svalorizzazione del lavoro, facendo crescere il lavoro precario e povero a discapito del lavoro a tempo indeterminato che invece, come abbiamo scritto nei nostri contratti, deve diventare la forma comune di rapporto di lavoro, con tutte le tutele che a questo devono essere legate.
E quando si parla di tutele non si può non pensare subito ad un settore nel quale le tutele sono ridotte al minimo se non assenti, quello degli appalti.
Materia a noi vicina e indicata nel documento è quella dell’emergenza sanità e della assoluta necessità di ripristinare la garanzia del diritto universale alla salute, a partire dai lea e dai leas.
Non è certo mia intenzione fare un riassunto di un documento che tutti avete già avuto modo di leggere e di discutere in prima fase, solo su un ultimo punto vorrei soffermarmi, punto sul quale credo stia in particolare alla nostra categoria approfondire la discussione.
Mi riferisco al welfare contrattuale.
Credo che su questa materia come categoria abbiamo dato un grande contributo con quanto sottoscritto nell’accordo con il governo del 30 novembre.
Abbiamo fatto la scelta di distinguerci da quanto fatto in altri settori.
Siamo noi i rappresentanti dei settori pubblici e non possiamo, attraverso l’attività negoziale, contribuire alla cessione di funzioni che per noi sono fondamentali e devono rimanere ancorate al sistema pubblico.
Dobbiamo studiare delle soluzioni per concretizzare quello che abbiamo scritto nell’accordo del 30 novembre, ovvero un sistema di welfare contrattuale che implementi e rifinanzi il sistema pubblico e non trasferisca ulteriori competenze al privato.
Grazie e buon lavoro a tutti.
tiziana.altea | 08 maggio 2018, 19:00
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