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Sireg / Le antenne della Cgil per contrastare la violenza di genere

Il corso per delegate e delegati del sistema di Regione Lombardia organizzato dalle categorie lombarde e milanesi Filcams, Fp, Fisac e il Centro donna della Camera del lavoro metropolitana
29 mag. – Che il sindacato debba avere ruolo nel contrastare la violenza di genere non è solo imperativo della Cgil ma lo prevede ora anche una norma della Legge Finanziaria 2018. Al seminario organizzato oggi al Pirellone dalle categorie lombarde e milanesi del terziario (Filcams), della funzione pubblica (Fp) e del credito (Fisac), insieme al Centro donna della Camera del Lavoro metropolitana, si è affrontato appunto un tema che è una vera e propria piaga sociale e culturale. Il corso “Facciamo rete. Strumenti per contrastare la violenza nei luoghi di lavoro, la violenza domestica e la violenza assistita” era rivolto a delegate e delegati Cgil degli enti e delle partecipate del sistema regionale lombardo, appalti inclusi. “Il delegato deve farsi antenna per intercettare le situazioni di bisogno, di discriminazione, di fragilità. È uno strumento di aiuto molto importante dentro i luoghi di lavoro” ha affermato Annalisa Rosiello, avvocata giuslavorista dello studio legale Rosiello e Associati, nell’affrontare la partita delle discriminazioni di genere in ambito lavorativo. Libertà, dignità e salute sono diritti inviolabili, sanciti in primis dalla nostra Costituzione e dallo Statuto dei lavoratori. La violenza, da quella fisica a quella psicologica a quella economica, ha ricadute profonde sulle lavoratrici e i loro “stati disfunzionali impattano anche sull’organizzazione del lavoro e sulla spesa pubblica – continua Rosiello -. I delegati devono segnalare per tempo e indicare una via alla persona in stato di difficoltà, bisogna fare rete perché non deve sentirsi sola. Appropriatevi di questo ruolo, fatene un valore”.
Elena Bettoni, del Centro donna Cgil Milano, ha evidenziato come la violenza sia “una discriminazione che annienta ma purtroppo non è l’unica”. Il sindacato come fa a contrastarle? Attraverso le attività di prevenzione, gli accordi (vedi l’accordo quadro unitario con Confindustria), la diffusione di informazioni affinché le donne vittime non si sentano sole. “Sentirsi sola è il primo ostacolo per una donna – ha detto -. È importante che il sindacato possa far capire che ci sono anche reti, strutture per farsi dare una mano, si tratti di violenza a carattere sessuale o mobbing”.
Di questa rete fa parte la Fondazione Pangea che, come illustrato dalla vicepresidente Simona Lanzoni, si muove su quattro direttrici, cardine della Convenzione di Istanbul (standard internazionale di 47 paesi del Consiglio europeo sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica): prevenzione, protezione, politiche integrate sul territorio e punizione. “Una donna vittima di violenza non è vittima per sempre. È una persona, con la sua dignità, e va aiutata nella presa di coscienza delle sue possibilità” ha spiegato Lanzoni, insieme al lavoro della rete Reama per l'empowerment e l'auto mutuo aiuto delle donne, ad esempio per il recupero dal trauma di una relazione violenta che coinvolge le madri e i loro bambini.
“Una donna libera, e libera dalla violenza in particolare, è una donna migliore. E una realtà sociale libera dalle violenza - che è un problema di tutti, anche degli uomini – consente relazioni più sane” sostiene Francesca Garisto, avvocata penalista dello studio legale Lexa (da segnalare che entrambe le avvocate collaborano con la Cgil, come la onlus Pangea) e vicepresidente della Casa delle donne maltrattate di Milano, raccontando casi di vertenze e illustrando norme del codice penale utili alla causa. Ma anche riportando dati Istat che mostrano come le diverse forme di violenza, che toccano tutti gli status sociali, siano in preoccupante aumento. “I femminicidi sono solo la punta dell’iceberg” rimarca. Da questi dati emerge anche che il sindacato viene poco interpellato, in questi casi, a proprio sostegno e tutela. “Abbiamo molto da lavorare”, commenta.
“Il nostro è un collettivo che cerca di fare rete. Quello di oggi ha rappresentato il primo pezzo di un percorso che speriamo di fare insieme – sostiene Lucilla Pirovano, coordinatrice della Fp Cgil regionale-. Vogliamo coinvolgere altri due attori: i datori di lavoro e i nostri colleghi. Da un lato, cioè, puntiamo a siglare un protocollo con Regione Lombardia, perché sulla violenza di genere ci sia un accordo che coinvolga tutto il personale del Sireg, fatto da aziende diverse, dislocate sul territorio e con contratti di lavoro differenti, tanto più nel sistema degli appalti. Dall’altro lato vogliamo sensibilizzare sul tema i nostri colleghi: i dati urlano che necessita l’impegno di tutti”. Tra le idee proposte, fare banchetti informativi con Pangea durante la pausa pranzo.
Da una delegata di Unicredit, Francesca Bagnulo, quella di condividere gli accordi fatti, le buone pratiche messe in campo. Ancora una volta: fare rete.
tiziana.altea | 29 maggio 2019, 18:19
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