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Monza, Fp Cgil: le cooperative difendano l'integrazione e investano nei lavoratori

22.03.19 - Comunicato stampa Rsa Fp Cgil - Lavoratori area migranti Aeris / Ccb
La recente pubblicazione dei bandi prefettizi per l’affidamento della gestione dei centri di accoglienza straordinaria (CAS) in tutte le provincie italiane completa l’opera di radicale stravolgimento del sistema di accoglienza italiano già cominciata con il varo del cosiddetto “decreto Salvini”.
Se quest’ultimo, inserendosi in un solco già tracciato dal precedente “decreto Minniti”, aveva infatti puntato a restringere sul piano giuridico i diritti delle persone richiedenti protezione internazionale (basti pensare a misure in esso contenute come l’abolizione della protezione umanitaria, alla limitazione della platea di beneficiari dello SPRAR, alla reintroduzione dei centri per il rimpatrio o ancora alla negazione dell’iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo), i nuovi bandi colpiscono l'accoglienza sul piano materiale attraverso una riduzione di quasi il 50% del budget rispetto ai precedenti.
 
Un taglio così drastico dei fondi a disposizione e la contestuale penalizzazione in termini economici delle strutture di accoglienza più piccole rispondono ad una chiara logica che punta a smantellare tutti i sistemi provinciali di accoglienza diffusa (costruiti, cioè, come ad esempio quello monzese, su una rete di appartamenti) in favore di grandi centri dove concentrare i richiedenti asilo in un lungo ed estenuante periodo di attesa privo di alcun intervento per l'inclusione sociale: nessun corso di alfabetizzazione, nessun percorso di formazione professionale, nessun progetto di  inserimento lavorativo e  di  integrazione sociale.
Grazie a campagne politiche e mediatiche che hanno stigmatizzato e delegittimato il nostro lavoro facendolo rientrare nel calderone di chi lucra e fa business sulla pelle degli immigrati, le nuove direttive cancellano quasi totalmente i servizi indirizzati a favorire l’autonomia economica e sociale delle persone accolte mentre si guardano bene dal colpire il sistema della mala-accoglienza, mettendo indiscriminatamente a rischio migliaia di posti di lavoro.
 
E' stato proprio per affrontare in maniera collettiva e unitaria questo tipo di scenario lavorativo che, da alcuni mesi a questa parte, in quanto lavoratori dell’Area Accoglienza Migranti del Consorzio Comunità Brianza e della Cooperativa Sociale AERIS, abbiamo dato vita ad un percorso di sindacalizzazione rivolgendoci al sindacato CGIL, con il quale abbiamo costituito una Rappresentanza Sindacale Aziendale.
Il  percorso ci  ha  permesso di  aprire  un  confronto  con  le  rispettive  Presidenze e  di mantenere  un  dialogo  sempre  aperto  e  costante  tra  i  colleghi. Non  volevamo  infatti assistere passivamente alle decisioni prese dall'alto né a livello nazionale e prefettizio, né tantomeno a livello interno alle nostre cooperative.
 
A novembre 2018 abbiamo così richiesto l’apertura di un tavolo di trattativa sindacale all’interno del quale abbiamo avanzato delle proposte che puntassero chiaramente a tutelare  la  minacciata occupazione di  tutte  le  figure  professionali impiegate  nell’area dell’accoglienza migranti: operatori sociali, insegnanti, custodi e personale amministrativo. Se da un lato infatti siamo sempre stati ben consci del peggioramento che il settore dell’accoglienza avrebbe subito a livello nazionale con le nuove leggi e direttive, dall'altro

abbiamo sempre avuto ben chiaro il contributo che l'accoglienza stessa ha prodotto in questi anni in termini di bilanci e di sviluppo per gli enti gestori.
Pertanto, dopo aver ottenuto a fine dicembre la firma di un accordo di prossimità che ci ha consentito di  scongiurare i primi tagli al personale già programmati, abbiamo  chiesto  alle  cooperative  di  impegnarsi  nello  strutturare  un  piano  di ricollocazione  che  permettesse a  tutti  lavoratori  in  esubero  del  settore  di  non perdere il lavoro e di mantenere un monte-ore adeguato al ruolo finora svolto. Abbiamo  cioè  chiesto  di  investire  prima  di  ogni  altra  cosa  sulle  persone  e  sulle professionalità,  arginando  la  precarietà  che  caratterizza  il  nostro  settore  tramite  la stabilizzazione di tutti i contratti in scadenza, specie quelli non più rinnovabili a tempo determinato (secondo quanto predisposto dal cosiddetto "decreto dignità" in vigore da agosto 2018).
Allo stesso tempo abbiamo sempre ribadito la necessità di garantire la qualità dei servizi per le persone ospitate nella nostra rete di accoglienza presente e futura, continuando,  così  facendo,  a  ritenere  essenziale  il  nostro  protagonismo  sul territorio nella gestione dei servizi di accoglienza.
Consapevoli del momento di estrema crisi che vive il settore, abbiamo richiesto in parallelo di prendere in considerazione la possibilità di ricorrere agli ammortizzatori sociali previsti dalla legge, ed in particolare al Fondo di Integrazione Salariale (FIS)
È infatti questo lo strumento indicato dal sindacato CGIL e dal Ministero dello Sviluppo Economico come quello più adatto ad affrontare i drammatici tagli che la forza lavoro del settore dell'accoglienza sta subendo e che porterà gli occupati nel giro di pochi mesi da
36mila a 18mila su tutto il territorio nazionale.
 
A più di tre mesi dall'apertura del tavolo sindacale, con rammarico dobbiamo però rilevare una disponibilità ancora soltanto parziale nella tutela occupazionale di tutti i lavoratori  e  una  sostanziale  chiusura  rispetto  al  ricorso  al  FIS.  Ad  oggi,  infatti, sarebbe stata pianificata la ricollocazione soltanto di una parte delle decine di colleghi con i  contratti in scadenza, e per di più con un monte-ore ridotto rispetto a quello odierno, mentre tutti i restanti (in particolare insegnanti e custodi) andrebbero incontro alla prospettiva di perdere il lavoro il 30 aprile 2019, una volta cioè scaduti i vigenti bandi prefettizi.
Tale prospettiva sarebbe senz'altro aggravata, in termini di numero di persone coinvolte, nel caso in cui le cooperative decidessero di non partecipare alla gara per i nuovi bandi.
 
Quello che al contrario chiediamo alle nostre cooperative è di rispondere alla presente crisi difendendo i  percorsi di  integrazione costruiti fino  ad oggi  dagli accolti e investendo nei lavoratori che in questi anni hanno contribuito con impegno e professionalità alla crescita delle cooperative stesse.
 
Rilanciamo  dunque  anche  a  mezzo  stampa  le  stesse  proposte  portate  sul  tavolo sindacale, con l'auspicio che le sue prossime tappe possano segnare concreti passi in avanti e con tutta la determinazione che sarà necessaria da parte nostra per far sì che questo possa avverarsi.
angela.amarante | 22 marzo 2019, 15:23
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