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Fp Cgil, i congressi territoriali / Varese e ‘la libertà matura’ della neo segretaria generale Moretto

Eletta con 42 sì e 1 astenuto (su 43 aventi diritto), dall’assemblea generale, Gianna Moretto nel suo intervento programmatico punta su concetti concreti come uguaglianza, sviluppo, diritti di cittadinanza, democrazia, solidarietà. ...
... È stata votata anche la segreteria della Fp varesina, di cui fanno parte oltre a Moretto, la riconfermata Anna Muggianu e Maurizio Di Tullio, nuovo ingresso

12 ott. – Passaggio di testimone alla Fp Cgil di Varese, con Gianna Moretto, già segretaria organizzativa, eletta alla guida della categoria dall’assemblea generale uscita dell’XI congresso territoriale.  Nel suo intervento programmatico la 52enne di Castronno ha ringraziato il predecessore, Gianni Ardizzoia, per l’esempio dato durante gli 8 anni del suo mandato, “perché ci ha insegnato a lavorare in gruppo, senza risparmiarsi e senza differenziarsi e differenziarci per ruolo. Per la serietà, l’onestà, la competenza in linea con gli ideali della Cgil”.

Il percorso lavorativo di Moretto inizia a 15 anni, in una piccola fabbrica metalmeccanica di affettatrici. Entra nel mondo della cooperazione sociale a 21 anni. Lavorando sui piani di zona, incontra la Cgil e anche grazie alla laurea in sociologia, con una tesi sul precariato all’aeroporto di Malpensa, nel 2005 entra nel Nidil, dove lotta contro il lavoro instabile organizzando i precari dello scalo varesino. Il 2010 significa per lei Funzione Pubblica, dove segue come funzionaria principalmente i comuni. Nel 2014 diventa segretaria organizzativa.

Nel suo intervento da segretaria generale vola alto, Moretto, che riflette su un’umanità sconvolta da eventi climatici e guerre, resa povera dalle speculazioni di poteri forti: “I temi del clima, della violenza ci devono riguardare, perché sono processi che partono da lontano ma che incidono immediatamente nella nostra vita quotidiana. Alla base di questi fenomeni c’è quasi sempre una storia di supremazia ed egoismo che li attiva: dobbiamo occuparcene! Non si ritorna alla pace evitando di essere coinvolti – sostiene la dirigente sindacale –. Nazioni, muri, dazi, confini, Le Pen, Salvini, il presidente Trump e il consenso a Bolsonaro in Brasile completano il corredo già sufficientemente rappresentativo di deterioramento sociale e civile che governa il pianeta”. E anche se una soluzione a tutto ciò oggi pare non esserci – anzi, sull’immigrazione si fomentano paure  – la Cgil sa, nel suo antifascismo e ancorata alla Costituzione, “da che parte stare, pagando anche le conseguenze delle scelte che facciamo. Noi in questo difficile contesto rappresentiamo per le lavoratrici e i lavoratori stabilità e certezze”. È propositiva e dà speranza la neo segretaria che, valorizzando il documento congressuale ‘Il Lavoro È’, ne richiama concetti concreti come uguaglianza, sviluppo, diritti di cittadinanza, democrazia, solidarietà. “Per costruire una risposta sindacale alla realtà che viviamo, penso sia indispensabile intraprendere azioni concrete che realizzino e attivino processi di solidarietà. A mio avviso nel documento c’è un sincero appello ad attivare, nelle coscienze, il rispetto della vita di tutti e il rimando a quella facoltà umana, la più evoluta, che cerca, lavora e riconosce la pace sociale come contesto indispensabile per avere sviluppo e democrazia”. L’assemblea ascolta attenta e commossa. “Nel documento si sottolinea la convinzione che ci debba essere un posto per tutti. la sfida è confermare che la mediazione e la libertà matura sono espressione di un bene comune per tutti irrinunciabile. La libertà per noi della Cgil non è fare ciò che ci passa per la testa (o stare sopra un albero, come cantava Gaber). La libertà è il punto a cui tendere:  nella nostra concezione, la libertà non nuoce, non è cieca, non elimina l’altro. Dobbiamo educare e comunicare una libertà che riconosca le diversità, senza cercare supremazia”.

Un discorso coraggioso quello di Moretto, che si sostanzia di una certezza e di un impegno: “Dobbiamo far riflettere le persone che noi siamo l’assicurazione sociale su cui possono contare”. E così bisogna unire le lavoratrici e i lavoratori, sanarne la solitudine o la frammentazione in corporazioni sui posti di lavoro: “In ospedale adesso è: prima l’infermiere!” – dice con amarezza. Ma subito il tono cambia. “Sta a noi garantire e restituire la complessità della nostra vita e della nostra società – afferma decisa la sindacalista –. Sono consapevole delle difficoltà e di quanto lavoro sia necessario, però mi riconosco uno spirito pratico mosso da forti ideali. L’opera di ricostruzione della solidarietà e il compito di integrare parti di società rappresentano, per me, l’emergenza e l’attualità che dobbiamo affrontare in questo periodo storico, se vogliamo occuparci del lavoro e non solo correre a sanare le conseguenze della sua frammentazione. Questo significa in Fp, in Cgil, portare avanti, tra le altre, la lotta per l’affermazione della Carta dei diritti universali del lavoro, del Piano del lavoro, dell’occupazione giovanile e femminile. Abbiamo bisogno di dare cittadinanza al lavoro come espressione centrale della vita delle persone”.

tiziana.altea | 12 ottobre 2018, 14:14
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