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Una ‘pensione’ di dubbi

Dubbi sugli effettivi vantaggi della riforma pensionistica. La Cgil nazionale chiede al governo di risolverli. Tosi (Fp Cgil Lombardia): “Quota 100 non sia un peggioramento dell’ape social”
14 set. – Quota 100 è sulle bocche di tutti, ma le notizie che trapelano dai giornali non sono rosee per chi spera di andare presto in pensione. “Se dovessero essere introdotti, come sembra, dei criteri aggiuntivi oltre ai 62 anni di età e 38 di contributi, ben poche persone andrebbero in pensione”. A dirlo Claudio Tosi, segretario della Fp Cgil Lombardia. I criteri citati sarebbero quelli attualmente previsti per l’accesso all’ape social: essere disoccupato, essere invalido almeno al 74% o avere familiari invalidi a carico, esercitare un lavoro gravoso. “In questo modo – continua Tosi – la platea dei beneficiari si ridurrebbe ancora di più. Per noi è un passo indietro rispetto all’accordo coi sindacati che era stato siglato nella cosiddetta fase 1 del confronto sulle pensioni col precedente governo. Quota 100 si tradurrebbe in un peggioramento dell’ape social”. Per il segretario della Fp Cgil regionale restano aperte altre questioni: “Che fine hanno fatto la Commissione su assistenza e previdenza e quella che aveva il compito di inquadrare i lavori gravosi? Con quali risorse si intende finanziare le pensioni e insieme il reddito di cittadinanza e gli ammortizzatori sociali? Oggi in Italia sono aperte 21 milioni di posizioni previdenziali e 4 milioni di carattere assistenziale, ma ci risulta che i fondi a disposizione siano sempre gli stessi”. Troppi i dubbi da chiarire. Per questo la Cgil ha chiesto al Governo un incontro di approfondimento, anche per affrontare e risolvere definitivamente il tema giovani, gli esodati, la proroga di opzione donna, la questione dei 41 anni. (aa)
angela.amarante | 14 settembre 2018, 09:40
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