Cerca

Rifiuti e bilancio ambientale

Per Pirri, coordinatore Fp Cgil Lombardia, la gestione dei rifiuti va inquadrata nell’ottica del recupero e del riciclo
6 dic. – Due giorni fa il Consiglio regionale della Lombardia ha votato all’unanimità una mozione – coda di una risoluzione del 2013 - per fare in modo che l’arrivo di rifiuti da altre regioni diminuisca fino a esaurirsi del tutto. Quando oggi dal sud la nostra regione smaltisce 400mila tonnellate. “L’ottica in cui bisogna porsi è quella del bilancio ambientale. Bisogna essere in grado di gestire i rifiuti in termini di riuso, riciclo e di recupero (di materia e di energia). I governanti, culturalmente, devono essere come i genitori: non accontentare tutti i capricci dei figli ma capire quali sono i fabbisogni della famiglia”. Daniele Pirri, coordinatore Fp Cgil Lombardia, più che alla posizione politica assunta dalla Regione (con il Presidente Attilio Fontana che attacca l’articolo 35 dello ‘Sblocca Italia’) chiama ai suoi doveri il governo nazionale, “che deve mettere in pista un piano di smaltimento rifiuti in tutto il paese. Dove necessario, andranno fatti impianti ad hoc, di ultima generazione, perché dei rifiuti si possa fare recupero di materia e recupero energetico”. Per il sindacalista è importante considerare anche il costo ambientale del trasporto. “I rifiuti si muovono non solo da Napoli a Cremona, ma anche da Mantova a Brescia. E il trasporto su gomma produce altro inquinamento”. I rifiuti lombardi vengono bruciati in 13 impianti, a Milano, Brescia, Bergamo, Cremona, Desio, Sesto San Giovanni, Busto Arsizio, Como, Corte Olona, Parona, Dalmine, Trezzo sull’Adda e Valmadrera. L’aria, relaziona l’Arpa, risulta sotto controllo se, dai dati 2014-2015, “è emerso nelle emissioni controllate il generale rispetto dei limiti emissivi  degli inquinanti ricercati”. “Se dovessi scegliere tra inceneritore e discarica sceglierei senz’altro il primo” commenta Antonio Foschi, delegato Fp Cgil Lombardia all’Agenzia regionale per la protezione ambientale. “Ma il punto vero è che bisogna ridurre i rifiuti e se continuiamo solo a parlarne non li riduciamo mai” aggiunge. La normativa europea prevede che l’incidenza del costo delle discariche sia pari allo zero o gli si avvicini. In Italia la percentuale è del 29%, mentre il paese più virtuoso in merito, secondo le elaborazioni Ispra su dati Eurostat riferiti al 2015, è la Germania (0%), seguita da Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia (1%) e Austria (3%). “Di passi avanti l’Italia ne ha fatti anche se la nostra percentuale è più alta rispetto ad altri paesi da cui dovremmo imparare – sostiene Pirri -. E insisto: bisogna ragionare in termini di bilancio ambientale. Gli impianti per il recupero di materia (es. TMB) o recupero energetico (es. termovalorizzatori o anche termoutilizzatori) sono all’interno di un ciclo. Se da un lato vanno smontati pregiudizi per cui a prescindere inquinano, dall’altro bisogna essere in grado di gestire i rifiuti, già frazionati al momento della raccolta, con l’obiettivo di recuperare la materia secondaria per inserirla nuovamente nel ciclo produttivo. Quello che non si recupera come materia finisce al livello di recupero successivo, quello energetico. In Europa si usa il termine inceneritore perché da sempre recuperano energia dal rifiuto. Da noi prima si sono costruiti impianti per incenerire il rifiuto e solo dopo abbiamo avuto impianti di termovalorizzazione dei rifiuti con produzione di energia elettrica e di energia termica (teleriscaldamento). L’evoluzione delle tecnologie di abbattimento dei fumi ha permesso di equiparare l’inquinamento di questi impianti a quello delle caldaie a gas”.
La Fp Cgil nazionale nei giorni scorsi ha evidenziato come il ciclo dei rifiuti vada reinquadrato in “una logica industriale, attraverso una strategia nazionale sulla costruzione di impianti per il trattamento che metta al centro il ruolo del sistema pubblico e che consenta la chiusura del ciclo stesso. Servono strategie concrete su prevenzione, riduzione dei rifiuti, riuso e recupero anche energetico; sistemi di tariffazione puntuale per premiare economicamente le utenze più virtuose e responsabilizzare i cittadini; investimenti, a partire dalla creazione di nuova occupazione, per incrementare la quantità e la qualità della raccolta differenziata e per ridurre i materiali da smaltire a vantaggio dello sviluppo dell'economia circolare di tutto il paese”. La strada è questa non quella della mera propaganda che non incide sul “degrado totale” in cui vengono lasciati “i cittadini di tante regioni e migliaia di lavoratori che lavorano in condizione disumane, spesso senza stipendio, nonostante le tasse sui rifiuti al sud siano quasi il doppio del nord del paese".
tiziana.altea | 06 dicembre 2018, 09:02
< Torna indietro