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Cooperative sociali / Verso la mobilitazione

Il punto dall’assemblea nazionale unitaria dei quadri e delegati del 6 novembre
8 nov. – Di prepararsi alla lotta è stato annunciato in contemporanea in due occasioni diverse. Dalla segretaria generale Fp Cgil nazionale Serena Sorrentino, dai lavori congressuali della categoria lombarda, e dal segretario nazionale Federico Bozzanca direttamente dall’assemblea unitaria che il 6 novembre ha riunito a Roma quadri e delegati della Cooperazione sociale arrivati da tutta Italia. Il tavolo per rinnovare un contratto fermo da anni tira per le lunghe e non arrivano garanzie adeguate per le lavoratrici e i lavoratori del settore e per la qualità dei servizi. Incrementare i salari, avere il giusto inquadramento del personale, rafforzare i diritti anche attraverso l’esigibilità delle clausole sociali durante i cambi di gestione, rifiutare i contratti pirata, poter contrattare a livello decentrato in modo certo e avendo assicurato l’elemento di garanzia retributiva. Ma anche dare risposte agli educatori professionali riconoscendo le professionalità formatesi lavorando, fermare sia il part–time verticale che precarizza sia le notti passive, avere la certezza sull’assistenza sanitaria integrativa. Queste le rivendicazioni prioritarie dei sindacati. Cosa hanno detto a Roma i lavoratori? Citiamo tra le loro parole postate su Facebook dalla Fp Cgil. “Lavoriamo per l’inclusione ma siamo i primi a non essere riconosciuti. Ridiamo dignità a questo lavoro, ridiamo dignità al lavoro delle donne. Dignità e lavoro non possono essere separati” sostiene Gaia, educatrice professionale che si occupa di minori disabili. “Bisogna reinternalizzare i servizi ma vanno internalizzati anche i lavoratori. Non si possono lasciare soli, riprendiamo la mobilitazione, anche per garantire lo stesso livello di assistenza in tutto il paese” afferma Roberto, operatore socio sanitario. “‘Un uso spasmodico del part time verticale, nessuna tutela nei cambi di appalto, le notti passive e altro ancora. E alla fine siamo noi a pagare la crisi. A noi è richiesto di fare le veci del pubblico, perché sempre più depotenziato, solo perché ‘garantiamo’ orari flessibili e meno diritti. Sono stanco di sentir parlare di qualità dei servizi e poi sono le stesse cooperative a non essere disponibili a investire soldi nella nostra professionalità. Bisogna riconoscere il nostro valore, che dà risposte alle fasce deboli” aggiunge Manuel, educatore di strada.
tiziana.altea | 08 novembre 2018, 09:40
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